Gian Maria Volonté in Accademia

Gian Maria Volonté in Accademia
1955 – Gian Maria Volonté con i compagni d’Accademia – Foto di Gianna Giachetti.

 

Il 25 settembre 1954, dopo aver trascorso sei mesi nella Compagnia del Teatro italiano De Sanctis-Scelzo, Gian Maria Volonté presentò domanda d’iscrizione all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma: «Il Sottoscritto Gian Maria Volonté di Mario e di Bianchi Carolina nato a Milano il 9 aprile 1933 e abitante a Roma in via della Vite 99 (presso Lippi), inoltra domanda di ammissione al fine di poter partecipare agli esami in concorso in facoltà di allievo attore. Intendo inoltre concorrere all’assegnazione della Borsa di studio. […]».1)Gian Maria Volonté, Domanda ammissione esami, 25 settembre 1954, Centro Studi Casa Macchia – Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico.

Il giorno dell’esame di ammissione all’Accademia, che all’epoca aveva sede in un’elegante villa di piazza Croce Rossa, Volonté si presentò con l’amico Gianfranco Bonuglia.

A un certo punto mi accorsi che Orazio Costa, che doveva giudicarmi, mi guardava come un reperto archeologico, con gli occhi letteralmente fuori dalla testa. Schierati dietro di lui tutti gli allievi dell’Accademia, puliti, ben vestiti, ben pettinati. Ebbi in un lampo coscienza della mia faccia seminascosta sotto una gran massa di capelli neri, della mia sgangherata declamazione. Non so come Orazio Costa abbia deciso di ammettermi ai corsi.2)Lauretta Colonnelli, Bella carriera è stata tutta una fuga, «Europeo», 13 agosto 1983.

L’esame supplementare

Volonté non aveva terminato la scuola media e fu costretto a un esame supplementare in letteratura italiana e storia all’università La Sapienza di Roma. Il corso dell’Accademia durava tre anni.  Per tutti c’era l’obbligo di indossare la tuta marrone di ordinanza e di sostenere le spese necessarie al corretto svolgimento dei corsi. Gli allievi migliori ricevevano borse di studio da 40.000 lire; al principio Volonté non fu tra questi e per mantenersi – benché il regolamento dell’Accademia vietasse agli allievi di recitare all’esterno senza permesso, pena l’espulsione – cominciò a collaborare con due Carri di Tespi a gestione familiare, quello dei fratelli Mino e Furio Suffer, e quello di Lorenza Pellerani.

Un talento acerbo

Volonté era introverso, aveva una cadenza torinese, e il suo modo di stare in scena, dovuto alle esperienze teatrali precedenti, non era apprezzato da tutti gli insegnanti. Dopo i primi quattro mesi, l’unico a opporsi al suo allontanamento fu il direttore Raul Radice che scorse in quella diversità un talento acerbo, ma pronto a manifestarsi.  All’inizio del secondo trimestre l’ostracismo dei professori terminò. Ricorda Maria Cristina Mascitelli: «Un pomeriggio, uno di quelli in cui ci esibivamo a turno su testi a scelta, Gian Maria, senza che nessuno se l’aspettasse, si presentò per recitare Il tabacco fa male da Anton Cechov. Rimanemmo tutti a bocca aperta, all’improvviso mutò l’atteggiamento nei suoi riguardi da parte di noi colleghi e soprattutto dei professori che finalmente capirono di avere di fronte un artista promettente».

Nel corpo insegnante spiccavano i nomi di Sergio Tofano, Annibale Ninchi e Wanda Capodaglio per la recitazione e di Orazio Costa per la regia. Costa, più di tutti, lascerà una traccia in quello che la critica definirà il metodo Volonté.

Mi insegnò come si fa a analizzare un testo, a cogliere il personaggio: ancora oggi lo considero “maestro”. Però era una persona con cui non potevo avere un dialogo. Credo che lui nei miei confronti avesse un senso di rigetto, di orrore. Passai due anni in silenzio, terrorizzato a mia volta.

Nascita di un attore

Quando nell’ottobre del 1956 si aprì l’ultimo anno di corso Gian Maria Volonté aveva 23 anni ed era ormai diventato un riferimento per gli altri allievi. Racconta Francesca Benedetti: «Il terzo anno gli insegnanti si accorsero di avere a che fare con un genio. Ho avuto la fortuna di assistere alla nascita di un talento formidabile materiato di istinto sociale con la necessità di esprimersi artisticamente. Il mondo di Gian Maria era complesso e variegatissimo: la solitudine, il senso dell’orrore, la fragilità, l’onnipotenza; tutto racchiuso in un bellissimo ragazzo».

«Sembrava avesse fatto vent’anni di teatro»

Tra marzo e giugno furono rappresentati i tre saggi dei diplomandi registi. Gian Maria interpretò il ruolo di Vulcano in Nostra Dea, una commedia in quattro atti di Massimo Bontempelli, diretta da Vilda Ciurlo. Ricorda Umberto Orsini: «Nelle prove Gian Maria prendeva in qualche modo anche le redini della regia, sarebbe stato anche un ottimo regista. Mi dava buoni consigli che sarebbe stato stupido non seguire. Era molto attento al trucco, all’immagine, al comportamento, al linguaggio, alla gestualità, era un attore di composizione, che sa comporre un personaggio e non soltanto dirlo, che lo studia a fondo. […] Era più adulto di noi, sembrava che avesse fatto vent’anni di teatro, in realtà forse aveva fatto vent’anni di vita».

Non è chiaro se Gian Maria Volonté abbia terminato gli studi, nei documenti non se ne trova traccia. Alcuni colleghi, tra i quali Lily Tirinnanzi, ricordano che fu allontanato: «Dopo il saggio di regia avevano scoperto che lui aveva lavorato fuori dall’Accademia, probabilmente facendo una voce alla radio, per questa ragione fu espulso senza essere ammesso agli esami».

References   [ + ]

1. Gian Maria Volonté, Domanda ammissione esami, 25 settembre 1954, Centro Studi Casa Macchia – Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico.
2. Lauretta Colonnelli, Bella carriera è stata tutta una fuga, «Europeo», 13 agosto 1983.

Lascia un commento

Chiudi il menu