Carla Gravina e Volonté, una storia d’amore

Carla Gravina

 

Quando Carla Gravina e Gian Maria Volonté s’incontrano a Verona per interpretare Romeo e Giulietta, la prima ha diciotto anni, il secondo ventisette. Il nome di Volonté era diventato noto al pubblico televisivo dopo il successo nell’Idiota con Albertazzi ma nel luglio del 1960 era Carla Gravina ad attirare su di sé tutte le attenzioni della stampa. Nonostante la giovane età aveva già lavorato in sette film.  Amore e chiacchiere di Alessandro Balsetti, I soliti ignoti di Mario Monicelli, Esterina di Carlo Lizzani, solo per citare i più noti. Inoltre tra il 1958 e il 1959 l’attrice era entrata nelle case degli italiani con lo sceneggiato Padre e figli e con il programma Il Musichiere in cui affiancava come valletta il presentatore Mario Riva.

Carla Gravina diventa Giulietta

A volte basta accettare una parte per cambiare il proprio destino.

Venne Franco Enriquez a casa, a propormi di recitare a teatro e per giunta all’aperto. Insistette talmente tanto con la sua simpatia che mi convinse a parlarne con De Laurentiis. Avevo un contratto, e il teatro non era ben visto da chi faceva cinema, perché gli attori che recitavano sul palcoscenico erano considerati poco naturali. De Laurentiis inizialmente mi disse di rifiutare, poi mi fece promettere che sarebbe stata la prima e unica volta, altrimenti non avrei più lavorato per lui.

Le prove dello spettacolo ebbero inizio a giugno nella corte di Castelvecchio. Carla fu ben accolta dalla compagnia, tutti gli attori furono prodighi di consigli e di affetto, tutti, tranne uno. Forte di una professionalità raggiunta con grandi sacrifici, tra teatrini di provincia, studi d’Accademia e palcoscenici prestigiosi, Gian Maria guardava con sospetto a questa collega, molto giovane eppure così famosa da essere sulle copertine dei rotocalchi.

All’inizio mi guardava in cagnesco perché ero attrice di cinema e perché odiava che fossi già conosciuta. Sosteneva che il pubblico si ricordasse il mio nome per la margarina Gradina.

Il bacio

Franco Enriquez non era un regista che mandava a letto presto gli attori. Dopo le prove Gian Maria e Carla si ritrovavano spesso a passeggiare al chiaro di Luna, eppure nonostante la naturale scenografia offerta dalla romantica Verona tra i due l’amore tardava ad arrivare: «Quando Romeo e Giulietta si accorsero che le prime luci dell’alba rischiaravano già il cielo di Verona smisero per un momento di discutere. Non stavano parlando d’amore. Stavano parlando di politica. Per la verità, chi parlava di più era Romeo. Con un gruppo di quotidiani sparpagliati davanti, Romeo spiegava a Giulietta, appassionatamente, l’importanza di alcuni fatti che stavano accadendo in quei giorni in Italia».1)Giuseppe Trevisani, Giulietta bagnata Giulietta fortunata, «L’Europeo», 17 luglio 1960.

Un giorno è venuto un fotografo per fare un servizio a Castelvecchio. A un certo punto ci dice di prenderci per mano e guardarci negli occhi, e in quel momento è scoppiato tra noi qualcosa. Vomitavo dall’emozione quando stavo con Gian Maria, avevo un vero e proprio sconvolgimento di budella. È stata una cosa violenta. […] Dopo venti giorni finalmente lui ebbe il coraggio di baciarmi. Gian Maria era timido, non sembrava, ma lo era.

La relazione rimase segreta per alcuni mesi prima di deflagrare in famiglia e sui giornali. Gian Maria Volonté (vedi biografia) era sposato da poco più di un anno mentre Carla era ancora minorenne. Era il 1960 e le convivenze more uxorio destavano scandalo. Nei mesi a seguire si verseranno fiumi d’inchiostro per raccontare anche i più intimi e banali particolari.

 

[Mirko Capozzoli, Gian Maria Volonté, Add editore, Torino, 2018]

References   [ + ]

1. Giuseppe Trevisani, Giulietta bagnata Giulietta fortunata, «L’Europeo», 17 luglio 1960.

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