Gian Maria Volonté – Biografia

Gian Maria Volonté nasce a Milano ma trascorre i primi vent’anni della sua vita a Torino, e torinese si sentirà sempre.

Gian Maria Volonté
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Non è un caso dunque che la biografia “Gian Maria Volonté” sia nata in quella che è anche la mia città, passeggiando tra le strade che videro Volonté bambino, e poi giovane e inesperto attore. In questa pagina riporto in breve la sua vita, per quelli che vorranno approfondire rimando al mio libro edito da add editore nel 2018.

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Un uomo da bruciare

Un uomo da bruciare, film d’esordio di Paolo e Vittorio Taviani, e Valentino Orsini, fu proiettato la prima volta nell’agosto del 1962 alla 23ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Nella sezione informativa raccolse il favore della critica e ricevette una menzione della giuria per l’opera prima.

Un uomo da bruciare

LA TESTIMONIANZA DI VOLONTÉ

 I fratelli Taviani mi chiesero di fare il protagonista di Un uomo da bruciare e fu il mio primo ruolo da protagonista. La contraddittorietà del personaggio che interpretavo sullo schermo venne fuori proprio dalla lettura della storia di questo sindacalista siciliano, Salvatore Carnevale, che esprimeva una sua reale esigenza di autonomia, contrastante però con la realtà in cui operava. Un personaggio mosso da proprie valutazioni, quindi a volte sorprendente, e a volte anche insicuro. In quegli anni fu difficile portare sullo schermo questa storia e questo personaggio, soprattutto perché i Taviani erano alla loro prima esperienza e nessuno ancora li conosceva. Io non avevo certo quello che viene detto un mercato cinematografico, e così fu molto difficile montare il film da un punto di vista finanziario, organizzativo.1)L’avventurosa storia del cinema italiano raccontata dai suoi protagonisti: 1960- 1969, a cura di F. Faldini e G. Fofi, Feltrinelli, Milano 1981.

Un uomo da bruciare

IL RICORDO DI PAOLO E VITTORIO TAVIANI

I fratelli Taviani avevano scoperto Gian Maria Volonté in teatro al tempo di Sacco e Vanzetti e pensarono di chiamarlo per un provino, che a una prima visione si rivelò però tra i meno riusciti. «Esprimeva sempre troppo, con la voce, con il movimento, noi restammo delusi, ma quando lo rivedemmo in proiezione cambiammo idea, perché ci trovammo di fronte a un volto particolare, che ci colpiva. Era così nuovo e diverso da tutti quelli che avevamo incontrato che non ce ne fregava più niente se recitava teatralmente oppure no, eravamo commossi, era straordinario e divenne il nostro protagonista».

VOLONTÉ ATTORE DI TEATRO

I Taviani pensarono che il problema fosse legato al provino, e invece questa teatralità esasperata si ripropose anche durante la lavorazione di Un uomo da bruciare: «Sembrava che invece di camminare sulle zolle della campagna siciliana calpestasse le tavole del palcoscenico e quindi un po’ preoccupati andammo insieme a lui in proiezione e ne parlammo. Ripensandoci capimmo che il personaggio era estroso, vanitoso, coraggioso, perché era un capopopolo, uno che ha un’alta coscienza di se stesso, Salvatore era importante non malgrado i suoi difetti ma grazie ai suoi difetti e uno di questi era quello di dare spettacolo per convincere i suoi compagni di lotta. Noi ci dicemmo che forse questa teatralità poteva venirci incontro, aiutare, e Gian Maria se ne convinse, però già avvertendo la presenza della macchina da presa e quindi cambiando la sua teatralità in una teatralità cinematografica».

LE DIFFICOLTÀ DI UN UOMO DA BRUCIARE

Le riprese furono sospese per questioni economiche e, in attesa che si riprendesse a girare, Volonté andò a interpretare un altro film, nonostante i Taviani gli avessero detto di non farlo. Raccontano i due registi: «Lo considerammo un tradimento e non trovammo i soldi finché Giuliani G. De Negri, che poi diventò il produttore di tutto il nostro cinema, vide il materiale in una proiezione riservata e accettò di coprodurlo».

VOLONTÉ CAPRICCIOSO E AMABILE

«Facemmo il film. Gian Maria aveva capito cosa fosse il cinema. Una cosa buffa è che alle prime proiezioni disse che non si era mai visto di schiena e aveva capito che si poteva recitare anche con il culo. All’epoca Gian Maria era amabile, ma anche capriccioso. Stavamo girando una scena notturna, Salvatore è seduto davanti all’osteria, i compagni stanchi, distrutti dalla fatica del lavoro, stanno tornando. Quando questi arrivano, Gian Maria non pronuncia la sua battuta: “Stop, stop, scusatemi, scusatemi…”. Si ricomincia, arrivano un’altra volta e un’altra volta non dice la battuta: “Non mi riesce…”. Una terza volta e non dice niente. Vittorio, che era il più smilzo di noi, gli saltò addosso e ci fu un principio di colluttazione. Questo per dire del suo carattere distruttivo, non saprei come altro definirlo».

IL FUNERALE DI SALVATORE

«Finale: il funerale. La mafia minacciò: le bandiere rosse a Sciara non svenotoleranno mai. Che fare? Il funerale senza bandoiere rosse? No. Il direttore della fotografia ebbe un’intuizione: invece che bandiere rosse svneioleremo bandirere azzurre, il film era in bianco e nero il pubblico le avrebbe interretate rosse. E così è stato. Quando arrivò il corteo funebre con le bandiere azzurre al vento eravamo tutti commossi, io mi sono voltato e ho visto Gian Maria piangere. Quest’uomo era da amare e noi l’abbiamo amato».

[Mirko Capozzoli, Gian Maria Volonté, Add editore, Torino, 2018]

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References   [ + ]

1. L’avventurosa storia del cinema italiano raccontata dai suoi protagonisti: 1960- 1969, a cura di F. Faldini e G. Fofi, Feltrinelli, Milano 1981.

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Quando Vittorio Gassman sfidò Volonté

Vittorio Gassman e Gian Maria Volonté
L’armata Brancaleone, regia di Mario Monicelli, 1966.

 

Gian Maria Volonté era reduce dal trionfo al botteghino di Per un pugno di dollari quando nell’estate del 1965 ricevette un’offerta insolita.  Mario Cecchi Gori lo voleva al fianco di Vittorio Gassman nella commedia L’armata Brancaleone. Dopo aver letto la sceneggiatura, scritta in un italiano maccheronico da Mario Monicelli insieme ad Age e Scarpelli, il produttore si era immaginato il film come un western in cui la presenza di Volonté avrebbe potuto attrarre spettatori.

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L’intervista: Gianfranco De Bosio ricorda Volonté

Incontro Gianfranco De Bosio nella sua casa di Milano. Ha 95 anni, è stato regista per il teatro, il cinema e la Tv, sceneggiatore e docente alla Scuola del Piccolo di Milano, una persona che non si ha difficoltà a chiamare maestro. Nel 1963 volle Gian Maria Volonté come protagonista del suo primo film. Il terrorista racconta una pagina personale di De Bosio, quella del Cln veneto e del comandante Otello Pighin, medaglia d’oro al valore militare della Resistenza. A distanza di oltre mezzo secolo Gianfranco De Bosio ha dell’attore un ricordo nitido.

Gianfranco De Bosio

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Gian Maria Volonté in Accademia

Gian Maria Volonté in Accademia
1955 – Gian Maria Volonté con i compagni d’Accademia – Foto di Gianna Giachetti.

 

Gian Maria Volonté presentò domanda d’iscrizione all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma il 25 settembre 1954: «Il Sottoscritto Gian Maria Volonté di Mario e di Bianchi Carolina nato a Milano il 9 aprile 1933 e abitante a Roma in via della Vite 99 (presso Lippi), inoltra domanda di ammissione al fine di poter partecipare agli esami in concorso in facoltà di allievo attore. Intendo inoltre concorrere all’assegnazione della Borsa di studio. […]».1)Gian Maria Volonté, Domanda ammissione esami, 25 settembre 1954, Centro Studi Casa Macchia – Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico.

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References   [ + ]

1. Gian Maria Volonté, Domanda ammissione esami, 25 settembre 1954, Centro Studi Casa Macchia – Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico.

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